Terme Romane

 Sulle orme della Roma imperiale

 Poste nella parte finale del Lungomare Falcomatà e rinvenute durante i lavori di ricostruzione successivi al terremoto del 1908, le Terme romane rappresentano uno dei monumenti più celebri della città di Reggio Calabria.

Uno spazio esclusivo che rivela ancora tutto il fascino delle origini.

Considerate le dimensioni, questo settore di terme faceva parte con ogni probabilità di un edificio privato. I resti rivelano più fasi edilizie e per lungo tempo furono coperti da un torrione della cinta muraria spagnola – il Bastione di San Matteo – che ne garantì la parziale conservazione. Dell’impianto originario oggi sono visibili: una vasca ellittica per bagni caldi preceduta da una serie di ambienti riscaldati – tepidarium e calidarium – una vasca quadrata per bagni freddi ed un piccolo spogliatoio semicircolare pavimentato a mosaico in bianco e nero.

Un capolavoro di geometrie

Il mosaico, datato II-III sec. d.C., è di stile geometrico, con tessere bianche di calcare e tessere nere in pietra lavica di provenienza siciliana o eoliana. Un piccolo tratto della cornice presenta anche tessere di restauro di colore grigio. La decorazione bicroma vera e propria si limita alla parte centrale del pavimento ed è riquadrata da una cornice rettangolare nera, a sua volta circondata da una larga bordura bianca. Il motivo decorativo centrale è costituito da una composizione di file di grandi esagoni allungati, uniti per la base, che danno origine, intersecandosi, a file di piccoli rombi tracciati in nero su fondo bianco.

Mura Greche

Antiche vestigia sul lungomare di Reggio Calabria

 Edificate in mattoni cotti di cui non è rimasta quasi traccia, le mura poggiano su fondazioni in pietra tenera locale. La cinta muraria era costituita da un muro a doppia cortina, i cui vuoti venivano riempiti di terra e pietrisco e sui quali veniva innalzato il muro vero e proprio, fatto con blocchi isodomi di arenaria locale, disposti su due file parallele con tratti perpendicolari.

Le varie ipotesi sulla data di costruzione

Ai fini della datazione, gli antichi frammenti di ceramica ritrovati nei mattoni non sono utili a stabilire un momento storico preciso. L’ipotesi più verosimile è che si tratti di mura costruite dopo la metà del IV secolo a.C., quando Dionisio II ricostruì la città di Reggio col nome di Febea, la città di Febo Apollo. La Soprintendenza archeologica ha ipotizzato che, nel circuito murario reggino, le mura in mattoni crudi siano di epoca del tiranno Anassila (V sec. a.C.) mentre quelle in mattoni cotti siano da attribuirsi al tiranno Dionisio II, che permase a Reggio solo tra il 356 ed il 351 a.C. Altri studiosi pensano invece che le mura, così come le conosciamo, siano tutte della parte finale del IV sec. a.C., testimoniando gli interventi di Dionisio II, della Repubblica Reggina e del re Agatocle.

Aldilà della datazione precisa, le mura greche rappresentano una testimonianza storica importante non solo della città, ma di tutta la civiltà classica in riva al Mediterraneo.